Il microbioma orale come specchio della salute generale

(basato sullo studio “Oral Bacterial and Fungal Microbiome and Risk for Pancreatic Cancer” – Yixuan Meng, PhD; Feng Wu, PhD; Soyoung Kwak, PhD)

Negli ultimi anni la ricerca sta dimostrando quanto il microbioma – cioè l’insieme di batteri e funghi che vivono nel nostro corpo – giochi un ruolo fondamentale per la salute generale. La bocca, in particolare, non è solo la porta d’ingresso del cibo, ma anche un ecosistema complesso che può fornire informazioni preziose sullo stato di salute dell’organismo.

Un ampio studio prospettico statunitense ha seguito oltre 122.000 persone per quasi 9 anni, analizzando i campioni orali raccolti e confrontando chi nel tempo ha sviluppato tumore al pancreas con chi invece è rimasto in salute.

Cosa hanno scoperto i ricercatori?

  • Alcuni batteri parodontali, già conosciuti per il loro ruolo nelle malattie gengivali (Porphyromonas gingivalis, Eubacterium nodatum, Parvimonas micra), erano più presenti nei partecipanti che hanno poi sviluppato il tumore.
  • Anche alcune specie di funghi, in particolare il genere Candida, risultavano associate a un rischio aumentato.
  • Nel complesso, la presenza di un “profilo microbico a rischio” conferiva oltre 3 volte la probabilità di sviluppare la malattia rispetto a chi non lo aveva.

Perché è importante?

Il dato non va interpretato come un rapporto diretto di causa-effetto (“se ho un certo batterio, avrò il tumore”), ma come un possibile segnale precoce. Significa che il microbioma orale potrebbe diventare in futuro un biomarcatore non invasivo, cioè un indicatore facilmente rilevabile che aiuta a capire chi merita controlli più mirati.

Per la scienza questo apre scenari interessanti: potremmo arrivare a identificare precocemente i soggetti a rischio con un semplice tampone orale, senza esami invasivi.

Cosa significa per noi nella vita quotidiana?

Il messaggio resta positivo e rassicurante: prendersi cura della bocca non serve solo a mantenere denti e gengive in salute, ma può avere effetti che vanno ben oltre il sorriso.

  • Una buona igiene orale quotidiana.
  • Controlli periodici dallo specialista.
  • Trattamenti di igiene professionale personalizzati.

Tutto questo contribuisce a mantenere un microbioma orale equilibrato, che oggi sappiamo essere collegato anche alla salute di organi lontani come il pancreas.

In altre parole, il sorriso è davvero lo specchio della salute generale.

Prendersi cura della bocca significa molto più che avere un bel sorriso: vuol dire custodire un equilibrio invisibile che ci accompagna ogni giorno, e che può riflettersi anche sulla salute di organi lontani. Ogni gesto quotidiano – dallo spazzolino alle visite di controllo – diventa così parte di una prevenzione che riguarda tutta la persona.

Disturbi alimentari e salute orale: la bocca racconta quello che non si vede


⏱️ Tempo di lettura: 10 minuti

Quando si parla di disturbi alimentari, pensiamo subito al corpo, al peso, al cibo. Raramente pensiamo alla bocca. Eppure i denti e le gengive sono come uno specchio: raccontano tanto della nostra salute e spesso sono i primi a lanciare segnali di allarme.


Perché parlarne

Anoressia, bulimia e binge eating disorder non sono solo “problemi con il cibo”: sono condizioni complesse, che coinvolgono il corpo, la mente e le emozioni. E la bocca ne risente più di quanto si creda.

Con questo articolo voglio aiutarti a capire quali segni possono comparire in bocca e perché è importante non sottovalutarli. Non è un discorso di estetica: è salute a 360 gradi.


I denti: consumati e più sensibili

Uno dei segni più frequenti è l’erosione dello smalto. Succede soprattutto quando ci sono episodi di vomito: l’acido dello stomaco corrode piano piano i denti, che diventano più gialli, fragili e sensibili.

Chi vive questa situazione spesso racconta fastidio con il freddo o il caldo, o nota che i denti sembrano “più corti”. Sono segnali da non ignorare.


Carie e bocca secca

Anche le carie possono essere più frequenti. Non tanto per la quantità di zuccheri in sé, ma perché spesso mancano i naturali meccanismi di difesa:

  • la saliva diminuisce (la bocca si secca per disidratazione o per farmaci),
  • l’acidità aumenta (soprattutto dopo il vomito),
  • l’igiene quotidiana può diventare irregolare.

Risultato? I denti sono più esposti agli acidi e si rovinano più facilmente.


Gengive e alito

Le gengive nei disturbi alimentari diventano più fragili: si arrossano, sanguinano facilmente e possono ritirarsi, lasciando scoperte le radici dei denti.

Un altro segnale che pesa molto è l’alito cattivo. Può dipendere dal vomito frequente, dalla bocca secca o da gengive infiammate. E non è solo un disagio estetico: è un sintomo che ci parla di squilibri interni.


Le mucose e le ghiandole salivari

Le labbra secche e spaccate, la lingua liscia e dolorante, piccole ulcere o bruciori continui in bocca: sono tutte manifestazioni comuni.
In chi soffre di bulimia, le ghiandole salivari (soprattutto le parotidi) possono gonfiarsi, dando al viso un aspetto diverso e spesso fonte di disagio.


Un messaggio importante

Se riconosci qualcuno di questi sintomi in te o in una persona cara, non vederli come un “problema ai denti” isolato. Sono campanelli d’allarme di qualcosa di più grande.

La buona notizia è che, con un percorso di cura e con il supporto giusto, molti di questi danni si possono fermare o migliorare. E soprattutto, affrontare i disturbi alimentari significa prendersi cura della propria salute a 360 gradi.


Conclusione

La bocca non mente: spesso rivela quello che dentro fatichiamo a dire.
Prendersi cura di sé significa anche ascoltare questi segnali.

👉 Se hai dubbi o vuoi parlarne con un professionista in un ambiente sicuro e rispettoso, puoi scrivermi qui: WhatsApp Studio

Dieta mediterranea e parodontite

Quello che mangiamo può salvare le nostre gengive

⏱️ Tempo di lettura: circa 11 minuti

Quando parliamo di gengive, la prima cosa che viene in mente è lo spazzolino. E in effetti l’igiene quotidiana è il primo strumento di prevenzione. Ma la scienza ci dice che non è tutto: anche ciò che mettiamo nel piatto ogni giorno influisce sulla salute delle nostre gengive.

Negli ultimi anni, molti studi hanno iniziato a esplorare il legame tra alimentazione e parodontite. E la dieta che emerge più spesso come “modello protettivo” è proprio quella mediterranea.


Cos’è la parodontite?

La parodontite – che molti conoscono ancora come “piorrea” – è una malattia infiammatoria cronica che colpisce i tessuti di supporto dei denti: gengive, legamento parodontale e osso alveolare.
È molto diffusa: interessa circa il 40% degli adulti, con forme gravi in circa il 10% della popolazione.

I sintomi iniziano spesso in modo silenzioso: gengive che sanguinano quando ci laviamo i denti, alito cattivo, arrossamenti. Se trascurata, l’infiammazione diventa cronica e porta nel tempo alla perdita di osso e, nei casi più avanzati, alla mobilità o perdita dei denti.

Non si tratta di un problema solo estetico o orale: oggi sappiamo che la parodontite è collegata anche alla salute generale. Studi scientifici dimostrano un legame con malattie cardiovascolari, diabete e sindrome metabolica. Insomma, una bocca infiammata può avere ripercussioni ben oltre il sorriso.


I principali fattori di rischio

La causa primaria resta la placca batterica non rimossa con spazzolino e filo interdentale. Ma ci sono fattori che ne aumentano il rischio o la gravità:

  • Fumo: i fumatori hanno forme più gravi e rispondono peggio alle cure.
  • Diabete non controllato: aumenta la suscettibilità alle infezioni gengivali.
  • Obesità e sindrome metabolica: contribuiscono a uno stato infiammatorio cronico.
  • Stress, predisposizione genetica e scarsa igiene orale: completano il quadro.

In pratica, lo stile di vita gioca un ruolo enorme. E l’alimentazione è uno dei tasselli più importanti.


Cos’è la dieta mediterranea?

La dieta mediterranea non è una “dieta” nel senso comune del termine, ma uno stile alimentare che si ispira alle tradizioni di paesi come Italia, Grecia e Spagna negli anni ’50–’60.

I suoi pilastri sono:
🥗 Frutta e verdura ogni giorno
🌾 Cereali integrali (pane, pasta, riso)
🥜 Legumi e frutta secca
🫒 Olio extravergine d’oliva come principale fonte di grassi
🐟 Pesce regolare (2–3 volte a settimana)
🥛 Latticini in quantità moderate
🍷 Un po’ di vino rosso ai pasti (solo per chi lo tollera e senza eccessi)
🍖 Carne rossa e cibi industriali solo occasionalmente

È uno stile alimentare ricco di fibre, antiossidanti, vitamine, grassi “buoni” e povero di zuccheri e grassi saturi. Non a caso l’UNESCO l’ha riconosciuta come patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

La ricerca ha collegato la dieta mediterranea a una riduzione del rischio di malattie cardiovascolari, tumori, diabete e declino cognitivo. Ma negli ultimi anni è emerso un interesse crescente: può proteggere anche le gengive?


Cosa dice la scienza sul legame dieta mediterranea–parodontite

Negli ultimi anni sono stati pubblicati diversi studi su questo argomento.
Ecco i dati principali:

  • Una revisione sistematica con meta-analisi (Aalizadeh et al., 2024) ha analizzato 7 studi sul rapporto tra dieta mediterranea e parodontite. Il risultato? Le persone con alta aderenza alla dieta mediterranea avevano un rischio di parodontite più basso del 23% rispetto a chi la seguiva poco. Tuttavia, la differenza non ha raggiunto la significatività statistica: servono studi più ampi per confermare il legame
  • In uno studio clinico su soggetti sovrappeso, seguire una dieta mediterranea per 8 settimane ha portato a una riduzione dei batteri patogeni nella saliva associati alla parodontite. Questo suggerisce che la dieta può modificare favorevolmente il microbioma orale.
  • Studi osservazionali mostrano che chi segue regimi alimentari ricchi di frutta, verdura e cereali integrali tende ad avere gengive più sane, mentre chi segue una dieta “occidentale” (zuccheri, cibi processati, grassi saturi) ha più infiammazioni e microbioma orale squilibrato.

Il messaggio è chiaro: i dati sono promettenti ma ancora in evoluzione. Non possiamo dire che la dieta mediterranea “cura” la parodontite, ma può ridurre lo stato infiammatorio e supportare le cure odontoiatriche.


I nutrienti chiave della dieta mediterranea per le gengive

Vediamo più nel dettaglio quali componenti di questa dieta hanno un ruolo positivo sulla salute parodontale:

  • Omega-3 (pesce, noci, semi di lino): hanno proprietà anti-infiammatorie. In alcuni studi clinici, l’integrazione di omega-3 associata alle cure gengivali ha migliorato i parametri clinici (meno sanguinamento, tasche più superficiali).
  • Polifenoli (olio d’oliva, vino rosso, frutta e verdura colorata, tè verde): potenti antiossidanti che riducono i marcatori infiammatori e ostacolano la crescita dei batteri dannosi.
  • Fibre (cereali integrali, legumi, verdura): regolano il metabolismo, riducono l’infiammazione sistemica e favoriscono la produzione di saliva, che è un naturale meccanismo di difesa della bocca.
  • Vitamine e antiossidanti: la vitamina C (agrumi, kiwi, peperoni) è fondamentale per la formazione del collagene e la riparazione delle gengive; la vitamina E (olio d’oliva, frutta secca) protegge i tessuti dallo stress ossidativo.

Consigli pratici per mamma e papà (e non solo)

Integrare la dieta mediterranea non significa rivoluzionare tutto, ma fare scelte quotidiane più sane:

  • Riempire il piatto di verdura e frutta fresca ogni giorno.
  • Preferire pane e pasta integrali ai raffinati.
  • Portare in tavola i legumi almeno 2 volte a settimana.
  • Usare olio extravergine d’oliva come condimento principale.
  • Mangiare pesce azzurro 2–3 volte a settimana.
  • Limitare carni rosse e insaccati.
  • Bere acqua come principale bevanda, evitando bibite zuccherate.

E naturalmente: mantenere la routine di igiene orale (spazzolino, filo o scovolini, sedute professionali) e fare controlli regolari dal dentista. La dieta da sola non basta, ma può essere un’alleata preziosa.


Conclusioni

La ricerca sta confermando quello che il buon senso mediterraneo ci ha sempre insegnato: una dieta equilibrata e ricca di alimenti freschi fa bene a tutto il corpo, gengive comprese.

Non possiamo ancora dire che la dieta mediterranea “protegge” in modo assoluto dalla parodontite, ma le evidenze indicano un trend chiaro: chi mangia meglio ha gengive più sane e risponde meglio alle cure.

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Studio Dentistico Dr Paolo Politino – Dott.ssa Sharon Vena

Rientro a scuola: tutto quello che mamma e papà devono sapere sull’igiene orale dei bambini


⏱️ Tempo di lettura: 8 minuti

Settembre segna il ritorno a scuola: zaini pronti, quaderni nuovi, giornate piene di impegni. In mezzo a tutto questo, c’è un dettaglio che spesso passa in secondo piano: l’igiene orale dei bambini.

Eppure è proprio in questi anni che si gettano le basi per la salute futura. Le abitudini che imparano adesso li accompagneranno da adulti.

Lo so, non è sempre semplice: al mattino si va di corsa, la sera sono stanchi e lo spazzolino diventa l’ultima cosa a cui pensano. Ma con poche regole chiare e un po’ di costanza, mamma e papà possono davvero fare la differenza.


Fluoro: poco ma tutti i giorni

La domanda che ricevo più spesso è: “Il fluoro va usato o no?”.

La risposta è chiara: sì, ma solo nel dentifricio e nelle giuste quantità. Tutte le linee guida scientifiche concordano: il fluoro è lo strumento più sicuro ed efficace per prevenire la carie nei bambini.

Ecco le dosi consigliate:

  • Da 6 mesi a 3 anni: dentifricio con 1000 ppm di fluoro, quantità piccola come un chicco di riso 🍚.
  • Da 3 a 6 anni: sempre 1000 ppm, ma quantità grande come un pisello 🫛.
  • Dai 6 anni in su: dose simile a un fagiolo, con dentifricio da 1450 ppm.

👉 Regola d’oro: un po’ di dentifricio fluorato due volte al giorno, tutti i giorni. È questo che protegge davvero i denti.

📌 Questo è solo un accenno: presto dedicherò un articolo completo al tema fluoroprofilassi e rischio carie, per spiegare nel dettaglio perché il fluoro è così importante e come usarlo al meglio per proteggere i denti dei bambini.


Spazzolino: quale scegliere e come usarlo

Per i più piccoli (3–6 anni) servono spazzolini con testina piccola e setole morbide. All’inizio i bambini possono “giocare” a spazzolarsi, ma il lavaggio vero e proprio deve farlo un adulto.

Dai 6–11 anni i bambini diventano più autonomi, ma la manualità non è ancora perfetta. Possono lavarsi da soli, ma il genitore deve sempre controllare e spesso ripassare.

Lo spazzolino elettrico? Può essere un buon alleato, soprattutto se il bambino porta apparecchio o ha poca pazienza. Ma è importante che impari anche la manualità dello spazzolino classico.

👉 Regola pratica: fino ai 7–8 anni i bambini non hanno la destrezza necessaria per lavarsi bene da soli. La supervisione resta fondamentale.


Routine quotidiana: come farla funzionare

Con il ritmo scuola–sport–compiti, non è sempre facile. Ma alcune strategie aiutano:

  • Fissare due momenti fissi: dopo colazione e prima di andare a dormire.
  • Trasformare lo spazzolamento in un gioco: cronometro, canzoncina di 2 minuti, piccole gare in famiglia, app pensate proprio a questo scopo.
  • Lasciare che scelgano spazzolino e dentifricio, così si sentono coinvolti.
  • Dare l’esempio: se mamma e papà si lavano i denti insieme, diventa naturale imitarli.

Alimentazione: la merenda conta

La salute orale non si gioca solo con lo spazzolino. Anche la merenda nello zaino ha un ruolo fondamentale.

Un pacchetto di biscotti o una brioche confezionata ogni giorno significa zuccheri continui che nutrono i batteri della placca. Meglio alternare con frutta fresca, yogurt bianco non zuccherato o piccoli panini semplici.

👉 Una regola importante: mai mandare i bambini a dormire dopo bevande zuccherate (latte con biscotti, camomilla zuccherata, succhi). È una delle principali cause di carie precoci nei dentini da latte.


Quando portarli dal dentista

Molti pensano che il dentista serva solo quando spuntano i permanenti. In realtà la prima visita è consigliata entro l’anno di vita, giusto per dare ai genitori indicazioni personalizzate e intercettare eventuali problemi.

Per l’ortodonzia, invece, la raccomandazione è chiara: prima valutazione entro i 7 anni. A quell’età i primi molari permanenti e gli incisivi sono già spuntati, e l’ortodontista può capire se ci sono problemi di spazio o di crescita. Non significa che servirà subito un apparecchio, ma che avrete una fotografia utile per il futuro.


In conclusione

Mamma e papà, so che la routine scolastica può sembrare una corsa a ostacoli. Ma ricordate: spazzolino, dentifricio al fluoro e visite regolari dal dentista sono il miglior investimento per i vostri figli.

Con pochi minuti al giorno aiutate i vostri bambini a crescere con un sorriso sano, forte e consapevole.

📲 Per dubbi o per prenotare una visita potete scrivermi direttamente qui: WhatsApp Studio


Vitamina C e salute orale: un alleato per le gengive

⏱️ Tempo di lettura: 6 minuti

Quando pensiamo alla vitamina C, spesso ci vengono in mente energia, difese immunitarie e il classico rimedio contro i malanni di stagione. Ma sapevi che questa vitamina è fondamentale anche per la salute della tua bocca?


Perché la vitamina C è così importante

La vitamina C (acido ascorbico) è indispensabile per la sintesi del collagene, la proteina che dà struttura e resistenza ai tessuti.
Nella bocca questo significa:

  • gengive più forti,
  • tessuti di sostegno dei denti più elastici,
  • guarigione più rapida delle piccole ferite.

Se i livelli di vitamina C sono bassi, le gengive diventano più fragili e soggette a sanguinamento. Nei casi più gravi, la carenza porta a scorbuto – oggi raro – che causa gengive gonfie, sanguinanti e perdita dei denti.


Cosa dice la scienza

🔬 La ricerca scientifica ha confermato il legame tra vitamina C e salute orale:

  • Una meta-analisi del 2024 ha mostrato che l’integrazione di vitamina C aiuta a ridurre il sanguinamento gengivale nei pazienti con gengivite, anche se non influisce sui danni più avanzati della parodontite .
  • Studi di coorte hanno evidenziato che chi consuma più vitamina C attraverso frutta e verdura ha un minor rischio di sviluppare malattie parodontali .
  • Gli RCT confermano che integrare vitamina C in persone con carenze porta a un miglioramento clinico visibile nelle gengive (meno sanguinamento, meno infiammazione).

In poche parole: la vitamina C non sostituisce lo spazzolino, ma è un alleato che rende i tessuti gengivali più resistenti e capaci di difendersi meglio dai batteri.


Dove trovarla

Il fabbisogno giornaliero per un adulto è intorno ai 100 mg al giorno, facilmente raggiungibili con una dieta varia.
Gli alimenti più ricchi di vitamina C sono:
🍊 agrumi (arance, mandarini, pompelmi, limoni)
🥝 kiwi
🍓 frutti di bosco
🌶️ peperoni crudi
🥦 broccoli e cavolfiori
🥬 verdure a foglia verde

Un’alimentazione ricca di questi cibi mantiene gengive sane e forti.

In conclusione

Mantenere gengive sane non significa solo lavarsi i denti bene e regolarmente: anche ciò che mangiamo fa la differenza.
La vitamina C, assunta ogni giorno con frutta e verdura fresche, contribuisce a mantenere il tessuto gengivale forte, elastico e resistente alle infiammazioni.

👉 Se noti che le gengive sanguinano facilmente, oltre a migliorare la tua igiene orale, potrebbe essere utile verificare se la tua dieta è davvero ricca di vitamina C.


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Cari genitori: i denti dei vostri figli a 13-14 anni hanno ancora bisogno di voi 🦷

Quando i bambini crescono, spesso pensiamo che certe attenzioni possano essere lasciate solo a loro. Ma in realtà, anche a 13-14 anni (e oltre) i ragazzi hanno ancora bisogno della guida dei genitori, soprattutto per quanto riguarda l’igiene orale.

Perché a questa età serve ancora il vostro aiuto?

La carie non è un problema “da bambini piccoli”: può colpire con la stessa intensità anche gli adolescenti.

I motivi sono tanti:

Cambio delle abitudini alimentari: snack, bibite gassate, tè freddi industriali e bevande zuccherate diventano molto più presenti nella loro giornata.

Autonomia imperfetta: i ragazzi sanno spazzolare i denti, ma non sempre lo fanno con costanza e attenzione.

Crescita e cambiamenti ormonali: in pubertà le gengive diventano più sensibili e reattive alla placca batterica.

Ecco perché la vostra presenza resta fondamentale: siete voi a fare la spesa, a scegliere cosa portare in casa e a ricordare loro quanto è importante prendersi cura del sorriso.

Come nasce una carie?

La carie è una vera e propria malattia. Nasce dall’incontro di tre fattori:

Batteri della placca – trasformano gli zuccheri in acidi.

Zuccheri frequenti – ogni bibita zuccherata o snack dolce alimenta i batteri.

Tempo – più a lungo gli acidi restano a contatto con i denti, più smalto viene demineralizzato.

Il risultato? Piccole lesioni che, se trascurate, diventano buchi veri e propri, fino a coinvolgere dentina e polpa.

Le regole d’oro a casa

Spazzolino elettrico almeno 2 volte al giorno, meglio 3. ( Se il/la vostra igienista consiglia manuale ok, io preferisco 100mila volte l’elettrico )

Dentifricio al fluoro: il fluoro rinforza lo smalto rendendolo più resistente agli acidi, riduce la demineralizzazione e favorisce la remineralizzazione delle prime lesioni iniziali. È uno scudo fondamentale in età adolescenziale ma anche in età adulta.

Pastiglie rivelatrici di placca: usate una volta al mese in famiglia, aiutano i ragazzi a “vedere” dove spazzolano male e a correggere la tecnica.

Alimentazione equilibrata: frutta, verdura e acqua naturale ogni giorno; ridurre le bibite zuccherate a eccezioni rare. Controlli regolari: non basta aspettare che ci sia dolore.

L’aiuto dello studio dentistico

In adolescenza, una delle raccomandazioni più forti delle linee guida internazionali è la fluoroprofilassi professionale: applicazioni di fluoro in studio che rafforzano i denti proprio quando sono più vulnerabili. È una prevenzione semplice, indolore ed estremamente efficace.

Non lasciate che i vostri figli gestiscano da soli la loro igiene orale pensando che “ormai sono grandi”. Sono grandi abbastanza per iniziare a responsabilizzarsi, ma hanno ancora bisogno della vostra presenza vigile. È una responsabilità che rimane vostra: siete voi a poter fare davvero la differenza.

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Pastiglie rivelatrici di placca: il mio consiglio per vedere davvero come ti lavi i denti

⏱️ Tempo di lettura: 7 minuti

La placca è un nemico silenzioso. Invisibile a occhio nudo, si deposita ogni giorno sui denti e, se non rimossa, diventa la principale responsabile di carie e gengiviti.
Il punto è che… pensiamo di lavarci bene i denti, ma in realtà spesso rimangono zone trascurate che non vediamo.

Lo dico perché lo vedo tutti i giorni in studio: pazienti convinti di spazzolare correttamente che poi, alla prova dei fatti, hanno ancora placca nelle zone posteriori, vicino alle gengive o tra i denti.
Ed è normale! Nessuno ci insegna a “verificare” se il nostro spazzolamento funziona.

Ecco perché amo proporre un piccolo strumento educativo: le pastiglie rivelatrici di placca.


Cosa sono e perché le trovo utilissime

Sono piccole compresse che si masticano come una caramella. Contengono coloranti alimentari sicuri e atossici che si legano alla placca e la colorano di rosso, viola o blu.
In pochi secondi, davanti allo specchio, il sorriso diventa una sorta di “mappa” che mostra dove hai pulito bene e dove invece lo spazzolino ha lasciato residui.

È un feedback immediato, quasi un gioco – ma con un impatto enorme sull’igiene orale.
Per i bambini è divertente, per chi porta apparecchi è utilissimo, per gli adulti è un modo concreto per capire davvero quanto la propria routine sia efficace.


Come si usano (nella pratica quotidiana)

Il procedimento è semplice:

  1. Lavati i denti come fai di solito.
  2. Mastica la pastiglia fino a scioglierla.
  3. Passa la saliva colorata su tutti i denti e gengive per circa 30 secondi.
  4. Sputa e fai un risciacquo leggero.
  5. Guardati allo specchio: le zone rimaste colorate indicano la placca non rimossa.

A quel punto puoi ripassare con lo spazzolino proprio su quelle aree, finché il colore sparisce.
È una vera “palestra” per allenare la tecnica: non basta lavare i denti, bisogna imparare a farlo bene.


Quanto spesso usarle

Molti mi chiedono: “Ma devo usarle tutti i giorni?”
La risposta è no.

Le pastiglie rivelatrici sono un supporto educativo, non un prodotto quotidiano.
Il mio consiglio è di usarle almeno una volta al mese come check-up casalingo.
Nei bambini che imparano a lavarsi da soli, o nei ragazzi con apparecchi, può essere utile usarle anche più spesso (1-2 volte a settimana) finché non acquisiscono manualità.

L’importante è che diventino un alleato per la consapevolezza, non un obbligo.


Qualche consiglio pratico

  • Età: meglio dai 6 anni in su, quando i bambini sanno sputare senza ingoiare.
  • Macchie: il colorante può tingere temporaneamente la lingua o le gengive, ma sparisce da solo in poche ore.
  • Dove usarle: sempre in bagno, davanti allo specchio e con un adulto vicino nei bambini.
  • Piccolo trucco: trasformatele in un gioco in famiglia – una “gara a chi si lava meglio i denti”. I bambini imparano più in fretta se si divertono.

Perché le propongo anche in studio

Durante le sedute di igiene professionale, utilizzo le pastiglie rivelatrici con i pazienti.
È incredibile quanto sia più efficace mostrare “nero su bianco” (o meglio, rosso su bianco) dove rimane la placca, rispetto a mille spiegazioni teoriche.
Spesso chi le prova in studio mi dice: “Non pensavo di lasciare così tanto dietro i molari!” oppure “Adesso capisco perché le gengive sanguinano sempre nello stesso punto”.

Per me, questo è educazione alla salute: dare strumenti pratici e visivi che motivino le persone a migliorare.


In conclusione

Le pastiglie rivelatrici di placca sono un piccolo segreto che rende l’igiene orale più consapevole ed efficace.
✔️ Ti mostrano dove sbagli
✔️ Ti insegnano a migliorare la tecnica
✔️ Aiutano a prevenire carie e gengiviti

Il mio consiglio è chiaro: usale almeno una volta al mese. Bastano pochi minuti per capire se stai davvero facendo bene o se c’è ancora qualcosa da migliorare.

Perché la prevenzione inizia da qui: da gesti semplici, quotidiani, che ti fanno mantenere denti e gengive sani a lungo.

Accogliere tuttə nello studio: perché lo dico anche se dovrebbe essere ovvio

⏱️ Tempo di lettura: 6 minuti

Alle elementari ricordo di aver studiato per la prima volta la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Ricordo che rimasi colpita da un concetto tanto semplice quanto rivoluzionario: ogni persona ha diritto alla vita, alla libertà e alla dignità.
Forse vivere in un mondo pienamente equo può sembrare un’utopia, ma credo profondamente che anche una sola voce, anche una sola goccia, possa contribuire a cambiare qualcosa.
Come disse Desmond Tutu: Se sei neutrale in situazioni di ingiustizia, hai scelto la parte dell’oppressore.”

È un pensiero che torna spesso nella mia mente, soprattutto di fronte alle ingiustizie che continuano a scuotere il mondo, come quello che sta accadendo oggi a Gaza e in tanti altri luoghi.

Un principio che dovrebbe essere ovvio

Sento il bisogno di dirlo chiaramente: nel mio lavoro chiunque è il benvenuto e deve sentirsi al sicuro.
Potrebbe sembrare ovvio, ma non sempre lo è.
Per me invece è un principio fondamentale: non conta l’orientamento sessuale, l’identità di genere, la provenienza culturale o qualsiasi altra differenza. Conta la persona. Punto.

Come igienista dentale, il mio compito non è solo occuparmi della salute orale, ma anche creare uno spazio dove la relazione di cura si fonda su ascolto, empatia e rispetto. Il Codice Deontologico degli Igienisti Dentali (2025) lo sottolinea con forza: la nostra professione deve essere includente e mai escludente, nel pieno rispetto della dignità e della libertà di ciascuno.

Salute, diritti e politiche sociali: un legame indissolubile

Non possiamo dimenticare che la salute non è mai solo una questione clinica. È anche il risultato di scelte sociali, culturali e politiche.
Le politiche sanitarie e sociali hanno un impatto diretto sul benessere delle persone: pensiamo all’accesso equo alle cure, alla tutela delle minoranze, alla protezione delle categorie più fragili.

Parlare di inclusione nello studio dentistico significa inserirsi in questo contesto più ampio. La Costituzione italiana ci ricorda che la salute è un diritto fondamentale e che ogni cittadino deve poter accedere a cure di qualità senza discriminazioni.
Allo stesso modo, il Codice Deontologico degli Igienisti Dentali (2025) richiama al dovere di contrastare ogni condizione di emarginazione e di garantire equità in salute.

Per me, anche questo è “fare prevenzione”: non solo prevenire carie e malattie gengivali, ma contribuire – nel mio piccolo – a costruire una società più giusta, dove nessuno si senta escluso.

Il silenzio non basta

Molti pensano che non parlarne significhi restare neutrali. Io credo invece che il silenzio rischi di sedimentare ciò di cui invece dovremmo essere consapevoli.
Per questo ho scelto di scrivere queste righe: perché non basta non discriminare, è importante dichiarare con chiarezza che ogni persona è accolta e rispettata.

In conclusione

Questo blog nasce dal cuore e dalla convinzione che anche una voce singola, anche una goccia, possa fare la differenza.
Nel mio studio ogni persona è accolta per quello che è, con la certezza di trovare ascolto, rispetto e professionalità.

Menopausa e salute orale: cosa cambia davvero?

⏱️ Tempo di lettura: 7 minuti

Nel mio lavoro di igienista dentale, vedo spesso come la menopausa porti cambiamenti che sorprendono le donne: prima avevo gengive perfette, adesso sanguinano facilmente oppure non ho mai avuto carie e ora ne trovo una ogni controllo.

La verità è che non è colpa vostra: è il corpo che cambia. Ma con attenzione e prevenzione si può continuare a sorridere in piena salute, anche in questa nuova fase della vita.

La menopausa non è solo la fine del ciclo mestruale: è un periodo di grandi cambiamenti che toccano tutto il corpo, bocca compresa. Molte donne in questa fase iniziano a notare sintomi mai avuti prima: secchezza orale, gengive più sensibili, carie improvvise o una fastidiosa sensazione di bruciore.

Non è un caso: gli estrogeni, che in menopausa calano drasticamente, hanno un ruolo chiave anche nella salute orale. E in più, i farmaci che spesso si assumono in questa fase della vita possono amplificare questi disturbi.

Vediamo insieme cosa ci dice la scienza negli studi degli ultimi 5 anni.


Carie: un rischio maggiore

Una recente meta-analisi del 2025 ha confrontato migliaia di donne in post-menopausa con coetanee non ancora in menopausa: risultato? Le prime presentavano in media 3 denti in più cariati, mancanti o otturati.

Il motivo è la riduzione della saliva, che normalmente ci protegge remineralizzando lo smalto e contrastando gli acidi. Con meno saliva, il rischio di carie aumenta sensibilmente.


Gengive e parodonto: più vulnerabili

Gli estrogeni proteggono anche i tessuti di sostegno dei denti. Quando calano, le gengive diventano più soggette a infiammazione e l’osso che sostiene i denti tende a riassorbirsi più facilmente.

Secondo una revisione sistematica, oltre la metà delle donne in post-menopausa soffre di parodontite. Non solo: la perdita di densità ossea tipica di questa fase contribuisce a una maggiore perdita dentaria.


Xerostomia: la bocca secca

Una delle lamentele più comuni in menopausa è la secchezza orale: circa 1 donna su 2 la sperimenta.

La saliva non è solo “acqua in bocca”: contiene enzimi e sostanze antibatteriche che proteggono denti e gengive. Senza, aumenta il rischio di carie, infezioni, alitosi e disagio nel parlare o mangiare.

Ma non solo gli ormoni: anche molti farmaci usati in menopausa (come antidepressivi SSRI, benzodiazepine e alcuni antipertensivi) possono ridurre la salivazione. Studi recenti dimostrano che quasi la metà delle donne in terapia con SSRI riporta bocca secca, contro solo un quarto di chi non li assume. Alcuni antipertensivi, come i calcio-antagonisti e i diuretici, sono anch’essi associati a un aumento della xerostomia.


Burning Mouth Syndrome: il bruciore inspiegabile

Molte donne descrivono una sensazione di bruciore alla lingua o al palato, spesso senza alcuna lesione visibile. È la cosiddetta burning mouth syndrome (BMS), che colpisce fino a 1 donna su 5 in post-menopausa.

Non è pericolosa, ma può essere molto fastidiosa e impattare sulla qualità di vita. Anche qui, il crollo ormonale sembra avere un ruolo decisivo.

Un aspetto interessante è che la politerapia (cioè l’assunzione di più farmaci insieme, tipica in questa fase della vita) è stata collegata a una maggiore prevalenza di BMS. Alcuni antipertensivi, in particolare gli ACE-inibitori, sono stati associati – anche se raramente – alla comparsa di sintomi di bruciore orale.


Alterazioni del gusto

Alcune donne in menopausa notano cambiamenti nel palato: cibi che sembrano insipidi, gusto metallico o amaro persistente.

Queste disgeusie possono dipendere sia dal calo ormonale sia dai farmaci. Gli ACE-inibitori, ad esempio, sono noti per causare sapore metallico in circa il 4% dei pazienti. In generale, circa il 17% dei farmaci di uso comune può dare disturbi del gusto, spesso associati anche a secchezza orale.


Cosa fare in pratica?

La buona notizia è che possiamo agire molto:

✔️ Igiene orale quotidiana accurata con spazzolino, filo e scovolini
✔️ Controlli regolari dal dentista ogni 6 mesi, con sedute di igiene professionale
✔️ Fluoro e prodotti specifici per chi soffre di secchezza per proteggere lo smalto
✔️ Dieta equilibrata, ricca di calcio e vitamina D, povera di zuccheri semplici
✔️ Idratazione costante e, se serve, sostituti salivari
✔️ Stile di vita sano: stop fumo, alcol moderato, importante anche la gestione dello stress
✔️ Dialogo col medico: se un farmaco scatena secchezza o alterazioni del gusto, non sospendetelo da sole ma parlatene con il vostro medico: spesso esistono alternative o aggiustamenti di terapia
✔️ In alcuni casi, valutare con il ginecologo la terapia ormonale sostitutiva (HRT), che può avere effetti positivi anche sulla salute orale


Un pensiero personale

Spesso, durante le visite, le pazienti mi dicono con un po’ di frustrazione: non ho mai avuto problemi prima, e adesso succede tutto insieme.

La mia risposta è sempre la stessa: non è colpa vostra, è il corpo che cambia. Conoscere questi cambiamenti è il primo passo per affrontarli senza paura. Con le giuste attenzioni, la menopausa può diventare un’occasione per prendersi ancora più cura di sé, anche del proprio sorriso.


Fonti scientifiche

  • Areal-Quecuty V. et al. (2025). Dental Caries Status in Postmenopausal Women: Systematic Review and Meta-Analysis. PubMed
  • Rajpal N. et al. (2025). Prevalence of Oral Manifestations in Menopausal and Postmenopausal Women: Systematic Review and Meta-Analysis. PubMed
  • Shrivastava S. (2024). Menopause and Oral Health: Clinical Implications and Preventive Strategies. PubMed
  • Ciesielska A. et al. (2022). Changes in the oral cavity in menopausal women – narrative review. PubMed
  • Pereira de Oliveira N. et al. (2025). Hormone Therapy vs SSRIs and salivary flow in postmenopausal women. PubMed
  • Taing MW. et al. (2023). Xerostomia induced by psychotropics: systematic review. PubMed
  • Langari SF. et al. (2022). Antihypertensives and xerostomia in older adults. PubMed
  • Wu YH. et al. (2023). Drug use and Burning Mouth Syndrome. PubMed
  • Rademacher WMH. et al. (2020). Drug-induced taste disorders: systematic review. PubMed

Gravidanza e denti: sfatiamo il mito “una gravidanza, un dente”

Tempo di lettura: 6-7 minuti

Più di una volta ho sentito dire questa frase, che indica come ogni gravidanza porti con sé anche problemi ai denti. E spesso, alla poltrona, mi è stato confidato: “prima della gravidanza avevo denti perfetti, senza alcun problema”. Ma sarà davvero così?
Cerchiamo in questo articolo di fare un po’ di chiarezza, parlando sia dell’origine di questo detto, sia di cosa ci dice la scienza, e delle cose da fare per evitare qualunque problema.


Da dove nasce il mito “una gravidanza, un dente”?

In passato, quando le condizioni igienico-sanitarie erano più difficili e l’alimentazione meno equilibrata, le donne che affrontavano gravidanze ripetute avevano effettivamente maggiori problemi dentali. Ma non perché il bambino “rubasse calcio dai denti” della mamma: lo smalto non è una riserva di calcio utilizzabile dal corpo . Le difficoltà derivavano soprattutto da carenze nutrizionali, mancanza di prevenzione e cure odontoiatriche, e da una maggiore trascuratezza della salute orale in un periodo di grande impegno fisico ed emotivo.


Cosa accade davvero in bocca durante la gravidanza?

Gli ormoni della gravidanza (estrogeni e progesterone) rendono le gengive più sensibili e più reattive alla placca batterica. Ecco perché circa il 60–75% delle donne sviluppa gengivite gravidica: gengive arrossate, gonfie, che sanguinano facilmente .
Questa condizione è temporanea e reversibile, non intacca i denti ma i tessuti molli che li circondano. Può comparire anche una leggera mobilità dentale, legata a cambiamenti nei legamenti parodontali, ma anch’essa è transitoria .
Se però l’igiene è trascurata, la gengivite può peggiorare ed evolvere in parodontite: ed è qui che possono comparire problemi più seri.


Prevenzione: le buone abitudini che fanno la differenza

La scienza conferma che non è la gravidanza in sé a causare carie o perdita dei denti, ma i comportamenti legati a questo periodo . Alcuni consigli pratici:

  • Spazzolare i denti due volte al giorno con dentifricio al fluoro.
  • Usare quotidianamente filo interdentale o scovolini.
  • Limitare zuccheri e bevande acide, preferendo acqua naturale e frutta fresca.
  • Sciacquare la bocca con acqua (non spazzolare subito) dopo nausea o vomito per proteggere lo smalto.
  • Effettuare almeno una visita odontoiatrica durante la gravidanza, ideale nel secondo trimestre.

Uno studio clinico ha mostrato che le donne che ricevono programmi di educazione e igiene orale intensiva in gravidanza hanno gengive molto più sane rispetto a chi segue solo le raccomandazioni standard .


Cure odontoiatriche in gravidanza: sicure e raccomandate

Un altro mito da sfatare è che in gravidanza non si possano fare cure dentistiche. Al contrario: le linee guida raccomandano di non rimandare le terapie necessarie .
Pulizia dei denti, otturazioni, scaling e levigatura radicolare possono essere eseguiti in sicurezza. Gli anestetici locali usati dal dentista sono sicuri, così come alcuni antibiotici e analgesici selezionati .
Una meta-analisi ha dimostrato che trattare la malattia parodontale in gravidanza riduce il rischio di parto pretermine e di basso peso alla nascita . Curare le gengive, quindi, fa bene alla mamma e può proteggere anche il bambino.


Conclusione

Il detto “una gravidanza, un dente” è un mito superato. La gravidanza comporta cambiamenti ormonali che rendono le gengive più sensibili, ma con una corretta igiene orale e visite regolari dal dentista non c’è alcun motivo di perdere denti.
La salute orale in gravidanza è parte integrante della salute generale: prendersi cura del sorriso significa prendersi cura anche del benessere del bambino.

👉 Il consiglio è semplice: se sei incinta, programma un controllo odontoiatrico senza timori.

Noi dello Studio Dentistico Dr Paolo Politino siamo a disposizione per seguirti con delicatezza e attenzione in questo momento speciale!

Fonti scientifiche

  1. Russell SL, Ickovics JR, Yaffee RA. Exploring potential pathways between parity and tooth loss among American women. Am J Public Health. 2008;98(7):1263-1270. PMID: 18511717
  2. Pecci-Lloret MP, Linares-Pérez C, et al. Oral Manifestations in Pregnant Women: A Systematic Review. J Clin Med. 2024;13(3):707. PMID: 38337401
  3. Geurs NC, Jeffcoat MK, et al. A Randomized Controlled Clinical Trial of Prenatal Oral Hygiene Education in Pregnancy-Associated Gingivitis. J Midwifery Womens Health. 2023;68(4):507-516. PMID: 37026567
  4. Salama M, Al-Taiar A, et al. The impact of scaling and root planing combined with mouthwash during pregnancy on preterm birth and low birth weight: a systematic review and meta-analysis. BMC Pregnancy Childbirth. 2024;24(1):726. PMID: 39506741
  5. Polyzos NP, Polyzos IP, et al. Effect of periodontal disease treatment during pregnancy on preterm birth incidence: a meta-analysis of randomized trials. Am J Obstet Gynecol. 2009;200(3):225-232. PMID: 19254578